Il 15 febbraio 2025 presso la John Cabot University si è svolto un workshop dal titolo “Aesthetics of Cyborgs, Robots, and the Posthuman“, un evento stimolante e assai ricco di riflessioni. In un mondo in cui la tecnologia continua a rimodellare l’esperienza umana, le dimensioni estetiche di cyborg, robot e postumano sono diventate sempre più significative. Queste forme in evoluzione sfidano le nostre nozioni tradizionali di bellezza, forma ed espressione artistica. Durante la conferenza, pertanto, si cerca di esplorare l’estetica di cyborg, robot e postumano, attingendo al ricco patrimonio artistico e filosofico dell’antica Grecia e Roma ed esaminando come queste idee risuonano e si trasformano nel nostro contesto contemporaneo.
L’intervento su Vattimo proposto cerca di stabilire un collegamento interdisciplinare tra estetica ed etica sulla base delle riflessioni di Gianni Vattimo. Il filosofo piemontese indica l’arte come evento; a partire dalle considerazioni di Heidegger, Vattimo vede nell’esperienza artistica una «messa in opera della verità» che racchiude una funzione ornamentale e, contemporaneamente, ermeneutica. L’arte attua una rappresentazione del mondo presente, facendosi verità, ma essendo anche evento, diventa un’interpretazione peculiare, crea mondi possibili e futuri, attraverso una soggettivizzazione debole dell’ hic et nunc. Nell’opera d’arte, in quanto esposizione del mondo, si rivela la verità delle epoche, non la verità contrapposta all’errore, ma la verità come «costituzione delle linee fondamentali di una esistenza storica», mentre, come produzione della physis e della temporalità, «l’opera d’arte è l’unico tipo di manufatto che registri l’invecchiamento come un evento positivo, che si inserisce attivamente nel determinare nuove possibilità di senso».
A tal guisa l’opera d’arte ha secondo Vattimo i caratteri della «monumentalità» e della «ornamentalità». Essa è monumento perché, suo carattere specifico è l’autoriferimento, la non transitività, la sua dimensione di «“segno” che non si lascia consumare nel rinvio». Premesso ciò, quindi, l’intersezione tra estetica ed etica, in particolare nel contesto della progettazione di corpi e ambienti postumani, potrebbe apparire un nuovo modello di studio in ambito morale. Il postumano è un particolare paradigma interpretativo per “eventificare” presente e futuro, rappresenta un tratteggio prospettico di una specifica inclinazione storica. Osservare le rappresentazioni artistiche del postumano, sulla base della concezione estetica vattimiana, potrebbe divenire la base di lavoro sulla quale teorizzare un’etica, non fondata ontologicamente. Nella riflessione di Vattimo emerge in primo piano la dimensione temporale dell’arte come verità ed evento, per questo risalta la concettualizzazione di «ontologia debole» e «ontologia del declino».
Il soggetto, in questo modo, non viene inteso quale mero spettatore di una verità, già metafisicamente posta, e rivelata dall’opera d’arte; il soggetto, secondo l’estetica di Vattimo, diviene attivo costruttore del senso di verità presente nell’arte, attraverso un costante confronto tra opera e sé. L’arte del postumano, quindi, potrebbe “risvegliare” l’etica dal torpore della normatività, spesso metafisica e difficilmente attuata nella prassi, per privilegiare, invece, una morale soggettiva, che vede nel senso critico una costante esperienza di miglioramento. In assenza di verità etiche assolute, si potrebbero definire nuove verità concordate, che intendono, anch’esse, la morale, come evento, e non quale materia ontologicamente imperitura.
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